Rogoredo - Storia di un borgo - Capitolo 1

(Paesaggio della Bassa Milanese)

C’era una volta ... una distesa verde di prato e “marcite” (tecnica colturale tipica della pianura padana che proprio in questi luoghi aveva trovato i natali).

C’era una volta ... un fitto reticolato d’alti argini alberati lungo fossi irrigui, vanto dei Monaci Cistercensi che avevano risanato la preesistente palude rendendo il paesaggio ostile del X secolo un sereno e florido paesaggio della Bassa Milanese.

C’era una volta ... lo scorrere tranquillo di chiare acque gorgoglianti.

In quelle distese verdi il paesaggio era solo talvolta punteggiato qua e là dal bianco delle mura delle “bergamine” (ricoveri delle mandrie di mucche) e dal rosso mattone delle grandi cascine lombarde, centri di lavoro e di semplice vita agreste, millenaria vocazione agricola rimasta tale fino alla fine del XIX secolo.
                                                            
(Una cascina lombarda)

Nel medioevo, chi usciva da Milano passando dalla antica Porta Romana, percorrendo la strada consolare Emilia verso Sud per qualche chilometro, superato l’odierno piazzale Corvetto (allora Ponte di Nosedo) si ritrovava, tenendo sulla destra il Cavo Redefossi, nell’antico borgo di Rogoredo. La via Emilia lo separava dal più celebre Borgo di Chiaravalle, stretto attorno alla sua celeberrima Abbazia dalla cui “Ciribiciaccola” (la torre) il ritocco delle campane scandiva a religiosi e contadini il tempo della preghiera, del lavoro e del riposo.
                                                                              
(L'antica Abbazia in una cartolina d'epoca)
                 
(Il Borgo di Chiaravalle e le marcite)

Il nome del borgo, già citato su documenti del re d'Italia nell'anno 880 derivava dal latino roburetum, luogo piantato a roveri, in milanese Rogoree, a significare appunto "bosco di roveri". La presenza di questo tipo di bosco era notevole prima della diffusione dei fondi coltivi, anche in relazione all'allevamento dei maiali che vi veniva praticato, in una "Longobardia" nella quale si erano abbandonate le complessità dell'agricoltura delle ville romane. Il "bosco" divenne persino unità di misura agricola, in ragione del numero di suini che vi potevano trovare nutrimento.

Unica testimonianza del passato boschivo di Rogoredo, peraltro cancellato fin dal Medioevo dallo sviluppo agricolo dei vasti poderi dell'abbazia di Chiaravalle e della grangia degli Umiliati di Morsenchio, è oggi il parco del quartiere, allestito alla fine degli Anni 60 lungo l'elevazione del cavalcavia Pontinia che sovrasta la ferrovia e sede di un moderno Monumento ai Caduti della prima e della seconda guerra mondiale.
                                                                     
(Il Parco Agricolo Sud di Milano)

La vita in quei luoghi scorreva uguale e tranquilla nelle grandi cascine dalla tipica struttura lombarda con i lori cortili, porticati, aie, alloggi, granai, fienili e “bergamine” destinate all’allevamento dei bovini ed alla lavorazione del latte.
(Cascina Palma ai nostri giorni)

Ancora oggi, al di là della ferrovia, attraversabile oggi con il cavalcavia Pontinia costruito durante il ventennio fascista, ma in precedenza collegata a Milano con un passaggio a livello, si può ammirare la storica cascina Palma, oggi abbandonata, con il cortile sgombro e le finestre murate per evitare le occupazioni abusive, ma già presente nelle mappe del catasto di Maria Teresa del 1722, ed in precedenza, secondo alcune fonti, coincidente con la ben più antica cascina Rogoredo.
Rogoredo – Storia di una comunità – Parrocchia Sacra Famiglia in Rogoredo Milano
Borghi e Cascine della Zona 4 – Riccardo Tammaro
La Strada e la Porta - Tracce e temi di Storia intorno a Rogoredo - Pietro Solera
La Casa dell'Infanzia 'Paolina Caproni' – Solera-Comotti

Rogoredo - Storia di un borgo - Capitolo 2

(Rogoredo in una foto di inizio Novecento)
(Via Rogoredo - primi Novecento)
(Via Rogoredo - primi Novecento)
                                                                  
Il borgo di Rogoredo fu frazione di Chiaravalle fino al 1923; le sue terre appartenenvano ai Cistercensi ed ai Morsenchio, devoti vassalli dei Visconti.

(Chiaravalle - La Stazione negli anni Trenta)

Ma se Chiaravalle rimase destinata alla secolare tradizione agricola di cui era stata un modello, un diverso destino attendeva Rogoredo. La rivoluzione industriale avrebbe infatti trasformato l’antico Borgo agricolo in una borgata di operai.
                                                          
(Rogoredo - La Stazione)

Rogoredo ebbe la sua stazione ferroviaria già nel 1891, quando funzionava come giunzione per i treni merci provenienti dall'allora stazione di Milano-Sempione, e divenne a sua volta stazione merci nel 1908.
           (La vecchia sala d'attesa della Stazione)    
                                                                                   
Nel 1886 una piccola fonderia, la “Ferriera di Rogoredo”, venne fondata dall’imprenditore L. Riva. Pochi anni dopo, in piena crisi finanziaria, la Fonderia venne messa all’asta e la gara fu vinta nel 1895 dai Fratelli Redaelli insieme a E.G. Falck. Negli anni immediatamente successivi la piccola fonderia originaria venne trasformata in una importante acciaieria che modificò radicalmente il territorio.

La scelta di stabilire l’azienda a Rogoredo era dettata dalla esigenza di grandi quantità di acqua che qui poteva essere fornita da numerose rogge e canali. Inoltre un ruolo positivo veniva svolto dalla vicina linea ferroviaria che poteva consentire un facile scambio delle merci ed una agevole circolazione della forza-lavoro.

Il sodalizio con Falk ebbe termine nel 1905 a seguito della decisione di Falck di aprire una nuova società a Sesto San Giovanni, l'azienda dal quel momento rimase in mano ai Redaelli.
Rogoredo – Storia di una comunità – Parrocchia Sacra Famiglia in Rogoredo Milano
Borghi e Cascine della Zona 4 – Riccardo Tammaro
La Strada e la Porta - Tracce e temi di Storia intorno a Rogoredo - Pietro Solera
La Casa dell'Infanzia 'Paolina Caproni' – Solera-Comotti

Rogoredo - Storia di un borgo - Capitolo 3

(Ca’ del Rebuscin)
        
Non era facile trovare casa a Rogoredo e quel che si trovava, spesso, non era un gran che. Nei primi anni i lavoratori della Redaelli dovettero accontentarsi delle cascine o dei primi edifici che sorgevano nel quartiere.

Fu' così che all’inizio del Novecento l’azienda cominciò a costruire case, per gli operai e gli impiegati, lungo lo stradone davanti alla Cascina Palma, acquistando e ristrutturando anche la piu' antica Ca’ del Rebuscin, al civico 17 di Rogoredo e demolita nel 2013, e le ville per i dirigenti ( i civici successivi sulla stessa via) che si affacciavano su una gradevole roggia di acqua gorgogliante. Al di là della strada, fino a che non fu coperto, scorreva fiero, tra due rive verdi, il Redefossi.

La "ca' del Rebuscin", fu probabilmente il primo edificio non agricolo del borgo, dopo la stazione ferroviaria. Non si è trovata traccia di documenti storici che testimoniassero l'epoca precisa della sua costruzione, ma si ipotizza che fosse stato inizialmente destinato a qualche attività manifatturiera, forse un oleificio, data la presenza, in origine, di una ruota di mulino affacciata sul cavo Taverna.

Se la qualità degli alloggi non era molto diversa da quella di gran parte della periferia di Milano, a Rogoredo c’era qualche problema in più: l’assenza dell’acquedotto e della fognatura, che saranno costruiti solo nella seconda metà degli Anni Trenta. L’acqua si prelevava dai pozzi di falda, minacciati dalle rogge già divenute canali di scarico delle industrie e delle abitazioni, con pesanti conseguenze igienico-sanitarie.

Lavoro agricolo e lavoro industriale, contadini ed operai, comunque si fusero, lasciando però mantenere al quartiere la sua antica identità di paese.

Ma neppure un piccolo campanile s’alzava ancora sopra i tetti dei caseggiati. Il 4 novembre 1905 venne quindi posta e benedetta la prima pietra della futura chiesa parrocchiale. La costruzione si concluse nel 1911 e la nuova chiesa venne dedicata alla Sacra Famiglia di Nazareth. Il borgo agricolo-operaio aveva adesso nella sua Parrocchia il suo nuovo centro spirituale e sociale.
                                               

(La Sacra Famiglia appena costruita)

(la Sacra Famiglia vista da Via Rogoredo - 1910 circa)

In armonia con l'edificio venne eretto poi il campanile, terminato solo nel 1921. Il concerto di tre campane avrebbe segnato da allora in poi l'alternarsi dei momenti della vita ecclesiale e dei fedeli: nascite, matrimoni e morti. 

(La Sacra Famiglia e il suo campanile - 1921 circa)

Nel 1932, l'orologio a pesi completò l'opera del campanile. Purtroppo durante la seconda guerra mondiale il bronzo delle campane venne profanato riducendolo, per prepotenza militare, a bocche di cannone, ma nel 1950 vennero consacrate cinque nuove campane in Fa maggiore i cui rintocchi ancora oggi inondano l'aria e le vie del quartiere.  


(La Sacra Famiglia negli anni Cinquanta)


(La Sacra Famiglia interno - anni Sessanta)


(La Sacra Famiglia ai nostri giorni)

Nel 1912 fu costruita l'attuale scuola elementare e nel 1937 sorse anche la scuola materna “Caproni”, a forma di aereoplano in omaggio alla vicina industria aeronautica.

La sua costruzione completò la “dotazione” scolastica ritenuta all'epoca sufficiente per il quartiere. Non esisteva ancora la scuola media e i ragazzini che ci sarebbero andati, pochi per la verità, frequentarono quelle in città.

(La scuola elementare negli anni Venti)

Solo nel 1952 il complesso scolastico venne completato con l'aggiunta della scuola media "avviamento industriale", convertita poi, nel 1962, in scuola media tradizionale, ed intitolata a Giuseppe Redaelli.

(La scuola media costruita nel 1952)

Non più periferia agricola dunque, ma periferia industriale. Pur rimanendo un paese “fuori porta”, meta delle merende domenicali dei milanesi, il “Gamba de legn” univa il borgo di Rogoredo alla metropoli. Per l'epoca si trattava di un mezzo di trasporto tecnologicamente molto avanzato, se confrontato con i tram a cavalli milanesi; poteva trasportare molti più passeggeri in diverse carrozze, ad una velocità commerciale di una decina di chilometri all'ora. Il trenino percorreva lunghi tratti in mezzo ai campi che separavano i paesi e, nelle giornate di nebbia, un incaricato in ogni paese aspettava il trenino e con tabarro, lanterna e campanello si metteva a capo del convoglio per avvisare i passanti del transito del treno. A questo punto il convoglio adeguava la sua velocità al passo del lanterniere e il suo procedere ricordava alla gente l'andatura di un "Gambadelegn".


(Il Gamba de Legn)
                            
Alla fine degli anni Trenta Rororedo acquistò l’aspetto modesto e tranquillo di un normale quartiere di periferia, l’avvento del regime fascista non cambiò nulla: stesse fabbriche, stesse strade, un po’ di case in più, un po’ di facce nuove in più, le automobili si potevano contare sulla punta delle dita e i giovani di Rogoredo andavano a divertirsi al Porto di Mare che non era ancora un "parco".

(Manifesto del cinema Rogoredo -1940)

Nella seconda metà degli anni Trenta, al civico 7 di via Monte Popera, iniziò l’attività del cinema Rogoredo. La sala aveva una capienza di 600 posti e la programmazione privilegiava film d’avventure di taglio popolare.
Nei primi mesi del 1953 il cinema Rogoredo si trasformò nel cinema Atlantico; la programmazione cinematografica era rivolta al pubblico del quartiere e della campagna limitrofa, con una programmazione popolare, caratterizzata da film d'avventura e da pellicole già ampiamente sfruttate sia dalle sale del centro.
Il cinema cesserà l'attività nel 1969 e i suoi locali verranno trasformati in un'autofficina.

(Il cavalcavia Pontinia negli anni Trenta)

Il cavalcavia Pontinia deviò il traffico dal quartiere, la vecchia strada Piacentina prese il nome di Via Rogoredo. Nel 1940 sorse il Lavatoio Pubblico con le docce di Via Monte Piana, con una forma che richiamava quella dell’asilo: un’opera utilissima. Le case di molti Rogoredesi, infatti, erano ancora le stesse dei primi anni del secolo, coi servizi igienici sulla ringhiera.
                                                    
La terra fertile della zona ripagava ancora la fatica della vanga; frutta e verdura crescevano in abbondanza e nelle famiglie, la fame s'acquetava! A primavera gli alberi da frutto fiorivano ovunque e Rogoredo sembrava vestirsi da sposa! Basta immaginare, al posto della tangenziale, l'albero del sambuco, i rovi del biancospino, il pesco, il melo, l'albicocco... Le due villette di Via Rogoredo, destinate ai direttori della Redaelli, avevano di fianco un pezzo di terreno coltivato: c'erano fragole, ribes, uva americana, pomodori, carote, fagioli, insomma di tutto e di più! Quando calava la sera, rapidi come scoiattoli, i ragazzi scavalcavano il cancello, s'arrampicavano, staccavano i frutti e andavano a mangiarseli di nascosto dietro i lavatoi.

Di giorno i maschietti giocavano per strada con la “lippa” ricavata da un manico di scopa, in una specie di baseball all’italiana, oppure improvvisando partite di calcio utilizzano gli scarichi dell’acqua lungo i marciapiedi come porte, per mandarci dentro dei sassi arrotondati. Le bambine giocavano con le “pighotte”: bambole di pezza con i capelli di filo di lana, fatte in casa dalle mamme che ne erano capaci.
D’estate passava il carretto dell’uomo che vendeva il ghiaccio in grossi blocchi, (lo stesso che durante l’inverno vendeva il carbone). Serviva per la ghiacciaia: il frigorifero non l’aveva visto ancora nessuno. Se si raschiava un po’ di ghiaccio si faceva la granita, con o senza sciroppo.

(Rogoredo - Panorama - 1953)

Altre fabbriche negli anni successivi s’insediarono a Rogoredo (la Ditta Baldovin, per la distribuzione dei generi alimentari - la Ditta Tana, per la lavorazione della cera, che chiuderà alla fine degli anni Cinquanta), altri agglomerati residenziali vennero costruiti e Rogoredo divenne un borgo operaio legato essenzialmente all’industria Redaelli. L’azienda aveva anche avviato al calcio numerosi giovani figli dei dipendenti. La squadra della “Redaelli Rogoredo” negli anni ’40 del XX secolo militò anche in serie C.
                                                                    
(La squadra Redaelli Rogoredo negli anni Quaranta)

(Il campo sportivo Redaelli negli anni Trenta)
                        
(Il campo sportivo Redaelli negli anni Ottanta)

(Il campo sportivo Rogoredo '84 ai nostri giorni)
Rogoredo – Storia di una comunità – Parrocchia Sacra Famiglia in Rogoredo Milano
Borghi e Cascine della Zona 4 – Riccardo Tammaro
La Strada e la Porta - Tracce e temi di Storia intorno a Rogoredo - Pietro Solera
La Casa dell'Infanzia 'Paolina Caproni' – Solera-Comotti
Mensile di Informazione "Il Quartiere"
http://www.giusepperausa.it/cinema_atlantico.html 

Rogoredo - Storia di un borgo - Capitolo 4

(La Redaelli in una veduta aerea degli anni Venti)
                   
Ad interrompere la serena vita della comunità di Rogoredo venne la prima guerra mondiale con il suo carico di immancabile di sacrifici e di dolore.

Se le campane non suonavano più solo per scandire le fasi della giornata di lavoro, di riposo, sembrava vegliassero sui fedeli avvertendo con i loro rintocchi a martello l’avvicinarsi degli aerei austriaci, le cui bombe sganciate poco lontano in via Lazzaro Papi a Milano, dove sorge il monumento ai caduti, fecero le prime vittime civili dei bombardamenti dal cielo.

La Redaelli ebbe durante gli anni della guerra un momento di particolare attività, a seguito della forte domanda di metalli da impiegare nella produzione di armi, cui seguì negli anni del dopoguerra la difficoltà della riconversione.

Passò anche quella triste fase. La vita nel quartiere riprese con il ritorno dal fronte di guerra dei combattenti. Come a voler riguadagnare quegli anni sacrificati nella guerra l’attività commerciale ed industriale di Rogoredo riprese a pieno ritmo.

(Ponte sul Redefossi - anni Trenta)

Dopo la costruzione del Cavalcavia Pontinia (1927), Rogoredo non era più collegata a Milano dal romantico “Gamba de legn”, andato in pensione, ma da un regolare servizio di tram (il n. 32 detto "el Gibuti") che trasportava i primi pendolari della Redaelli e della Formova (ex Baldovin), che si occupava della conservazione e della vendita di generi alimentari quali burro, pollame, uova, olio di semi.

Furono costruite case popolari in vie private che, a ricordo dei sacrifici dei combattenti della prima guerra mondiale, presero il nome di alcune vette delle Alpi Carniche, teatro di duri combattimenti: Via Monte Piana, Monte Cengio, Monte Paralba, Monte Popera, Monte Freikofel.

(1937 - Rogoredo sullo sfondo)

Intorno al 1920/25 si sviluppò la terza industria, che occupava cento operai per la produzione di lucido di scarpe, cera per pavimenti, sidol... e che già durante la guerra aveva lavorato per il governo facendo “scalda ranci”, composizione che permetteva ai soldati di tricea di scaldare il rancio.

Vennerò ancora gli anni duri, quelli della seconda guerra mondiale. Il 2 dicembre 1940 i giornali annunciarono il razionamento dei viveri. La razione mensile di pasta, farina o riso (uno alternativo all’altro) vennè limitata a 2 Kg a testa. Si dovettero oscurare le finestre con la carta da pacchi scura ma soprattutto si dovette imparare a far bastare il cibo fino al successivo ritiro settimanale con il ritaglio dei bollini della tessera annonaria.
                                                            
(Gli spogliatoi degli operai)
                               
I lavoratori della Redaelli non furono chiamati al fronte ma lavoravano come soldati: in fabbrica un capitano dell’esercito ne controllava la disciplina percheè ormai si producevano armamenti. L’orario di lavoro diventò sempre più lungo, la fatica sempre più pesante, il cibo ogni giorno più scarso. Nell'estate del 1945 i lavoratori della Redaelli e della Ceretti e Tanfani fondarono la Cooperativa Unione, che si sostituì direttamente allo spaccio aziendale della fabbrica di Rogoredo occupandone i locali, e potendo godere presumibilmente dei canali di approvvigionamento dell'azienda, molto importanti in una periodo in cui rimaneva in vigore il razionamento alimentare.

E' ancora vivo il ricordo di anni in cui le razioni alimentari si assottigliavano in continuazione, il lavoro in fabbrica diventava sempre più faticoso e spesso tutti, donne e bambini compresi, si ritrovavano nei "rifugi" antiaerei (in pratica le cantine degli edifici del quartiere) per passarvi notti di paura. In Redaelli venne costruito un rifugio sotterraneo un po' più serio, dalle caratteristiche militari, nel cortile interno vicino all'ingresso dello stabilimento. Ma le bombe non caddero mai sulla Redaelli, sul quartiere, sulla Stazione di Rogoredo. Eppure lungo la ferrovia passavano aerei a quota così bassa da far crollare i lampadari nelle case.

Attraverso il cavalcavia Pontinia, il 29 aprile 1945 entravano in Milano, già liberata dai partigiani, i carri armati americani provenienti da Lodi. La guerra era finita ma la vita a Rogoredo era ormai lacerata dalla fame, dai lutti per i caduti al fronte e dalla paura dei bombardamenti. Una situazione ancora difficile era ben visibile sui volti e negli abiti.
Nell’autunno del 1945, a Rogoredo si riaprirono le scuole. Finalmente la guerra era finita! Il riscaldamento non c’era. Molti bambini arrivavano a scuola con mezzo mattone scaldato nel forno della cucina di casa, e per un po’ riuscivano ad intiepidirsi i piedi.

La Redaelli faticosamente riprese a funzionare, il vecchio spaccio aziendale divenne una cooperativa gestita dai lavoratori che in qualche modo riusciva a garantire un minimo di approvvigionamenti alimentari.
                                               
(Lo spaccio della cooperativa di consumo a Rogoredo - 1949)
                               
Tornò di moda il baratto, guanti di lana fatti in casa in cambio di uova o scatolette di lucido da scarpe prodotto dalla Tana, preziosa verdura degli orti in cambio di sapone fatto in casa bollendo le ossa procurate dal macello di Via Lombroso.
Rogoredo – Storia di una comunità – Parrocchia Sacra Famiglia in Rogoredo Milano
Borghi e Cascine della Zona 4 – Riccardo Tammaro
La Strada e la Porta - Tracce e temi di Storia intorno a Rogoredo - Pietro Solera
La Casa dell'Infanzia 'Paolina Caproni' – Solera-Comotti

Rogoredo - Storia di un borgo - Capitolo 5

Tutto da ricostruire: il lavoro, i servizi pubblici; solo le abitazioni si erano salvate. I terribili e massicci bombardamenti risparmiarono Rogoredo e dintorni lasciando inalterate le caratteristiche del quartiere. La ricostruzione del dopo guerra avanzava celermente, avviandosi verso quello che più avanti verrà definito il boom economico e che porterà ad una massiccia immigrazione dal Sud, aggiungendo alla comunità di Rogoredo molta gente che aveva intrapreso verso il Nord il cosiddetto “viaggio della speranza”.

(Lo scalo ferroviario negli anni Cinquanta)

(Via Freikofel negli anni Cinquanta)

(Via Rogoredo negli anni Cinquanta)

(Via Rogoredo negli anni Cinquanta)

Veicolo dell'innovazione a Rogoredo fu molto spesso l'attività delle cooperative del quartiere, talvolta con risvolti "educativi" nei confronti degli stessi soci. Tra gli Anni Cinquanta e Sessanta si avviò l'attività edilizia dell'Edificatrice: si costruì lo stabile di Via Rogoredo 41, nuova sede delle cooperative (durante i lavori muore in un incidente il giovane socio Francesco Mondini), quello di Via Freikofel 23 e la nuova casa di Via Monte Piana 12 dotata di box per auto, all'epoca rappresentativa del superamento di una concezione che considerava voluttuario l'uso dell'automobile e della moto da parte dei lavoratori.
(Festa d’inaugurazione dello stabile di Via Rogoredo - 1955)


(Lavori di copertura del Redefossi - 1955)
                  
Nel 1955, iniziò la copertura del tratto urbano ancora aperto del Redefossi. Nel 1957 venne costruita da privati la casa di cura "Maria Ausiliatrice", in Via Rogoredo 31. Convenzionata con le mutue, la "clinica" (com'era familiarmente chiamata dai Rogoredesi) offriva reparti di ostetricia-ginecologia ed otorinolaringoiatria molto apprezzati dagli abitanti del quartiere che vi si sentivano quasi "a casa", fino alla trasformazione in casa di riposo per anziani infermi, avvenuta nel 1972.
                                                     

(Via Monte Cengio - lo storico calzaturificio - 1955)

(Via Monte Cengio)
                 
(Rogoredo in una cartolina del 1957)
                                                                                            
Con la tumultuosa ripresa del dopoguerra, finalmente, anche Rogoredò poté avere la sua scuola secondaria: nel 1952 fu inaugurato il nuovo edificio di Via Monte Popera, per ospitare, secondo l'ordinamento del tempo, l'"avviamento industriale" con corsi diversificati per maschi e femmine. Era il primo passo per realizzare davvero l'obbligo scolastico nel quartiere. La scuola, poi intitolata a Giuseppe Redaelli, diverrà la "media unificata" con la riforma del 1962-66, contribuendo non poco ad un risultato di tutto rilievo: rafforzare il senso di identità dei giovani Rogoredesi. Infatti, prima della riforma scolastica, le classi si disperdevano al termine delle elementari, con i figli degli impiegati che molto spesso prendevano la strada delle scuole medie in città e i figli degli operai che generalmente (e non sempre concludendolo) potevano permettersi soltanto l'"avviamento" a Rogoredo.

Il quartiere alla fine degli anni ’60 si era ormai ingrandito, diversi palazzi stavano nascendo nei punti periferici che fino ad allora erano appartenuti alla aperta campagna. Il vecchio stabilimento Tana scomparve, al suo posto sorsero nuove case con dei bei balconi, la "Casa dell'Infanzia" non era più al margine estremo del quartiere: da una parte c'era la nuova scuola media, dall'altra prendeva ormai forma una nuova Rogoredo.

(Via Rogoredo - anni Cinquanta)

(Via Rogoredo - Il Redefossi è ancora scoperto)
             (Sciopero dei lavoratori della Redaelli - 1968)
               
(La Redaelli in una immagine del 1969)
               
L'arrivo della Tangenziale Est, qui ultimata nel 1974, tagliò in due il quartiere, dividendo il nucleo originario in due: il piccolo agglomerato di case rimaste al di là della tangenziale prenderà il nome di San Martino, dalla piccola Chiesa presente.

(San Martino - primi anni Ottanta)

Nella seconda metà degli Anni Settanta emerse in piena evidenza la crisi della Redaelli. L'azienda fu colpita dalla crisi generale della siderurgia manifestatasi in tutta Europa dall'inizio di quel decennio.
                                                           
(Interni della Redaelli)
                       
(Ingresso della Redaelli in una immagine anni Ottanta)
Rogoredo – Storia di una comunità – Parrocchia Sacra Famiglia in Rogoredo Milano
Borghi e Cascine della Zona 4 – Riccardo Tammaro
La Strada e la Porta - Tracce e temi di Storia intorno a Rogoredo - Pietro Solera
La Casa dell'Infanzia 'Paolina Caproni' – Solera-Comotti