Moneta

Come la carta moneta al posto dell'argento
così hanno corso nel mondo,
al posto della vera stima e della vera amicizia,
le dimostrazioni esteriori di esse e i gesti mimati,
con la massima naturalezza possibile
(Arthur Schopenhauer)

Piccola grammatica italiana 1


IL DISCORSO

Gli uomini comunicano i loro pensieri agli altri uomini soprattutto per mezzo delle parole, parlando o scrivendo.

L'insieme di tutte le parole con le quali un popolo manifesta le proprie idee si chiama lingua o linguaggio. Grandissimo è il numero dei nostri pensieri, ma è pure grandissimo il numero delle parole. Nella lingua italiana ne esistono circa sessantamila; il libro che le raccoglie tutte si chiama vocabolario.

La grammatica è la scienza che ci insegna a conoscere le parole della nostra lingua e ad usarle correttamente parlando o scrivendo; si divide in morfologia e in sintassi. La morfologia ci insegna a conoscere le parole e a non confondere l'una con l'altra. La sintassi, detta anche analisi logica, ci insegna ad usare le parole per manifestare i pensieri.

Tutte le parole che leggiamo, ascoltiamo, pronunciamo, appartengono ad una delle grandi famiglie di parole dette "le parti del discorso". Esse sono nove:
variabili: articolo, nome, aggettivo, pronome, verbo
invariabili: avverbio, preposizione, congiunzione, esclamazione

Le prime cinque parti dei discorso sono dette variabili, perchè mantengono invariata la prima parte, (detta radice, ma mutano la parte finale, detta desinenza. (compagn-o, compagn-a,compagn-e; trov-are, trov-o, trov-avo, trov-erò; buon-o, buon-a, buon-i, buon-e, ecc.). Le altre quattro parti sono dette invariabili, perché cambiano mai. ( sempre, mai, dopo, e, oh, ecc).

NOMI PRIMITIVI, DERIVATI, ALTERATI, COMPOSTI

NOMI CONCRETI si dicono quei nomi che indicano persone, animali o cose che esistono realmente. (soldato, maestra, aria, scintilla, ecc.).
NOMI ASTRATTI si dicono quei nomi che indicano cose che non esistono realmente; esprimono cioè idee, sensazioni e sentimenti. (coraggio, forza, onestà, ecc.).
NOMI PRIMITIVI si dicono quei nomi che non derivano da nessun'altra parola (acqua, ferro, vino, scuola, dente, città, ecc.).
NOMI DERIVATI si dicono invece quei nomi che derivano da un'altra parola. (acquazzone, ferriera, vinaio, scolaro, dentista, cittadino, ecc.).

Il significato di un nome primitivo può essere alterato, cioè modificato con l'aggiunta delle desinenze o terminazioni one, ino, etto, uccio, accio, ecc. (paese, paesone, paesino, paesetto, paesaccio, paesaccio). I NOMI ALTERATI possono essere:
accrescitivi, se indicano grossezza (palazzone, librone, ecc.).
diminutivi, se indicano piccolezza (ragazzino, gattino, ecc.).
vezzeggiativi, se indicano bellezza (libretto, fiocchetto, ecc.).
dispregiativi, se indicano bruttezza (ragazzaccio, libraccio, ecc.).

NOMI COMPOSTI si dicono quei nomi che sono formati dall'unione di due parole (cavolfiore, capostazione, biancospino, capolavoro, pianofrote, portafogli, sottoscale ecc.)
Il plurale dei nomi composti è irregolare.
la cassaforte, le casseforti;
il capoclasse, i capiclasse;
il pomodoro, i pomodori;
il guardiacaccia, i guardiacaccia.

IL GENERE DEI NOMI

DI GENERE MASCHILE sono i nomi che indicano persone o animali maschi. (Luigi, eroe, gatto, ecc.);
DI GENERE FEMMINILE sono i nomi che indicano persone o animali femmine (mamma, Luisa, eroina, gatta, ecc.).

Vi sono pochi nomi di genere femminile che si riferiscono a uomini (guardia, guida, sentinella, recluta, spia, vedetta, birba). Altri nomi, invece, sono di genere maschile ma si riferiscono a donne (soprano, contralto, mezzosoprano). Dei nomi di cosa, alcuni sono maschili, altri femminili (libro, penna, scuola, ecc.)

I nomi delle città sono femminili, eccetto Il Cairo e Il Pireo. I nomi dei fiumi sono maschili, eccetto: la Senna, la Loira, l'Elba, la Vistolo, la Garonna, ecc.

Alcuni nomi si dicono di genere comune, perchè possono indicare sia un maschio, sia una femmina. (nipote, erede, consorte, cantante, artista, pianista, ecc.). Per distinguere il genere si mette dinanzi ad essi l'articolo maschile o femminile (il nipote, la nipote, ecc.).

Si dicono, invece, di genere promiscuo i nomi di animali che hanno una sola forma, maschile o femminile, per indicare sia l'animale maschio, sia l'animale femmina (volpe, balena, serpente, scorpione, ecc.). Se serve disinguerli si aggiunge al nome dell'animale la parola maschio o femmina (la volpe maschio o il maschio della volpe, ecc.).

IL NUMERO DEI NOMI

DI NUMERO SINGOLARE sono i nomi che indicano una sola persona o un solo animale o una sola cosa (scolaro, cane, quaderno).
DI NUMERO PLURALE sono i nomi che indicano più persone o più animali o più cose (scolari, cani, quaderni).
NOMI COLLETTIVI si dicono quei nomi che, pur essendo di numero singolare, indicano l'insieme di molte persone o di molti animali o di molte cose della stessa specie (esercito, folla; gregge, mandria, fogliame, mobilia),

Alcuni nomi hanno due forme di plurale con diverso significato. Si dicono sovrabbondanti.
il braccio - i bracci (del fiume, della croce) - le braccia (del corpo);
il ciglio - i cigli (del fosso) - le ciglia (dell'occhio);
il corno - i corni (strumenti a fiato) - le corna (degli animali);
il filo - i fili (del telegrafo, del telefono) - le fila (di una congiura);
il frutto - í frutti (in senso generico) - le frutta (da tavola);
il gesto - i gesti (movimenti) - le gesta (imprese gloriose);
il labbro - i labbri (di un vaso, di una ferita) - le labbra (della bocca);
il membro - i membri (di una società) - le membra (del corpo);
il muro - i muri (di una casa) - le mura (di una città);
l'osso - gli ossi (in genere) - le ossa (del corpo).

L'ANALISI DEL NOME

Un nome può essere: comune, proprio, concreto, astratto, primitivo, derivato, alterato, composto maschile femminile singolare plurale collettivo.

Per fare l'analisi grammaticale di un nome, bisogna dire in ordine se esso è: comune o proprio; concreto o astratto; primitivo, derivato, alterato o composto; maschile o femminile; singolare, plurale o collettivo. (contadini = nome comune concreto, derivato da contado, maschile, plurale).

L'ARTICOLO

L'ARTICOLO è quella parte variabile del discorso che si melte davanti al nome per precisarne il genere, il numero e il significato. (il babbo, i babbi, un leone, una leonessa, il maestro, un maestro, ecc.).
L' articolo concorda sempre col nome, cioè ha lo stesso genere e lo stesso numero (lo scolaro, gli scolari, la scolara, le scolare).

GLI ARTICOLI DETERMINATIVI sono (il libro, i libri; lo zaino, gli zaini; la sedia, le sedie):
Singolare:
maschili: il, lo femminile : la
Plurale:
maschili: i, gli femminile : le

GLI ARTICOLI INDETERMINATIVI sono (un gioco, uno zio, un' oca, una città):
maschili : un, uno
femminile : una

Gli articoli indeterminativi non hanno il plurale. Per indicare più persone, più animali, pali o più cose in modo indeterminato, si usa aggettivo indefinito alcuni o alcune (Ho letto un libro; ho letto alcuni libri).

USO DEGLI ARTICOLI

La lettera S si dice pura quando è seguita da vocale (sapone, somaro, segno); si dice impura quando è seguita da consonante (scoiattolo, strillo, spazzacamino).
Lo e gli si usano davanti a nomi maschili che iniziano per vocale, per s impura, per z, per gn o per ps. (lo scolaro, gli struzzi, lo zucchero, gli zii, lo gnomo, gli gnocchi, lo psicologo). Si scrive anche gli dei e non i dei.
Uno si usa davanti a nomi maschili che iniziano per s impura, per z, per gn e per ps. (uno sposo, uno zero, uno gnomo, uno psichiatra).

Lo e la si elidono e si apostrofano davanti a vocale. (l'animo, l'inno, l'anima, l'Etna).
Una si elide e si apostrofa davanti a vocale. (un'amica, un'osteria).
Un davanti a nomi maschili è tronco non eliso; perciò non si può mai apostrofare.(un amico, un indice).

PREPOSIZIONI SEMPLICI
Sono le nove parolette; di, a, da, in, su, per. con, tra, fra.

PREPOSIZIONI ARTICOLATE
Alcune preposizioni semplici si uniscono agli articoli determinativi e formano le preposizioni articolate. (del, dello, della, dei degli, delle, sul, sullo, sulla, sui, sugli, sulle, ecc.).

Per fare l'analisi grammaticale di un articolo, bisogna dire in ordine se esso è: determinativo o indeterminativo, maschile o femminile, singolare o plurale. (gli = articolo determinativo, maschile, plurale.)

Per fare l'analisi grammaticale di una preposizione, bisogna dire in ordine se essa è semplice o articolata: per le preposizioni articolate occorre dire da quale articolo sono formate. (nel = preposizione articolata, formata dalla preposizione semplice in e dall'articolo determinativo maschile singolare il).
Piccola grammatica Italiana
Editrice Aristea Milano
1974

Piccola grammatica italiana 2


L'AGGETTIVO

L'AGGETTIVO è quella parte variabile del discorso che si aggiunge al nome per indicarne una qualità o per meglio determinarlo (una bimba buona; questo quaderno).

L'aggettivo deve sempre concorare nel genere (maschile o femminile) e nei numero (singolare o plurale) col nome al quale è riferito.

Gli aggettivi possono essere: qualificativi o determinativi.

L'AGGETTIVO QUALIFICATIVO é quella parola che indica le qualità di una persona, di un animale o di una cosa (i figli obbedienti; - il cavallo veloce; - le scarpe nuove).

Gli AGGETTIVI DETERMINATIVI possono essere:
indicativi: questo, codesto, quello, stesso, medesimo;
possessivi: mio, tuo, suo, nostro, vostro, loro, proprio, altrui;
numerali: ordinali: uno, due, tre, e cardinali: primo, secondo, terzo;
interrogativi: che?, quale?;
indefiniti: quale, un certo, ogni, nessuno, qualunque, qualsiasi, molto, poco, troppo, tanto, quanto, più, meno, parecchio, un altro, l'altro, tutto.

L'AGGETTIVO SOSTANTIVATO sostituisce il nome. L'aggettivo è un vero aggettivo solo se accompagna un nome o se è riferito ad un nome.
Gli uomini poveri mi fanno pietà - Poveri è aggettivo.
Questi quaderni sono vecchi - Questi è aggettivo.
Quando il nome non c'è, l'aggettivo qualificativo prende il nome di aggettivo sostantivato, mentre l'aggettivo determinativo diventa un pronome.
I poveri mi fanno pietà - Poveri è aggettivo sostantivato.
Questi invece sono nuovi - Questi è pronome.

I GRADI DELL'AGGETTIVO QUALIFICATIVO

di GRADO POSITIVO si dice l'aggettivo qualificativo che esprime una qualità senza nessun confronto (Il cavallo è veloce).
di GRADO COMPARATIVO si dice l'aggettivo qualificativo che esprime /a qualità di uno paragonata a quella di un altro (Il cavallo è più veloce dell'asino).
Il comparativo può essere di:
maggioranza = (più) (L'estate è più calda della primavera).
uguaglianza = (come, tanto ... quanto) (La primavera è calda come l'autunno).
minoranza = (meno) (L'autunno è meno caldo dell'estate).
di GRADO SUPERLATIVO si dice l'aggettivo qualificativo che esprime una qualità nel suo massimo grado (Il ferro è utilissimo. - Il ferro è il più utile di tutti i metalli).
Il superlativo può essere:
assoluto (issimo, errimo, entissimo) quando esprime la qualità al massimo grado, senza alcun confronto (L'aeroplano è velocissimo);
relativo (il più, il meno) quando esprime la qualità di uno paragonata a quella di molti altri (L'aeroplano è il più veloce di tutti i mezzi di trasporto. L'Antartide è il meno esteso di tutti i continenti).

FORME SPECIALI di comparativo e di superlativo. I sei aggettivi: buono, cattivo, grande, piccolo, alto, basso, hanno il comparativo di maggioranza ed il superlativo assoluto di due forme: una regolare, l'altra irregolare.

Positivo - Comparativo - Superlativo
buono - ottimo - migliore
cattivo - pessimo - peggiore
grande - massimo - maggiore
piccolo - minimo - minore
alto - superiore - sommo
basso - inferiore - infimo

Il superlativo assoluto può essere formato in altri modi (ricco, ricchissimo, molto ricco, assai ricco, straricco).

L'ANALISI DELL'AGGETTIVO

Fare l'analisi grammaticale di un aggettivo significa dire in ordine se esso è qualificativo e di che grado; se è numerale, possessivo, indicativo, interrogativo o indefinito; maschile o femminile; singolare o plurale.

IL PRONOME

Il PRONOME è quella parte variabile del discorso che sostituisce o sottintende un nome, per evitare inutili ripetizioni.

Ho visto Mauro ed ho chiesto a Mauro dove Mauro fosse diretto.
Ho visto Mauro e gli ho chiesto dove egli fosse diretto.

I PRONOMI PERSONALI sono quelli che sostituiscono un nome di persona.
I pronomi personali sono:
Prima persona singolare: io, me, mi: sostituiscono il mio nome.
Seconda persona singolare: tu, te, ti: sostituiscono il tuo nome.
Terza persona singolare: egli, ella, esso, essa, lui, lei, lo, la, gli, le, sè, si, ne: sostituiscono il suo nome.
Prima persona plurale: noi, ce, ci: sostituiscono il nostro nome.
Seconda persona plurale: voi, ve, vi: sostituiscono il vostro nome.
Terza persona plurale: essi, esse, loro, li, le, se, si, ne: sostituiscono il loro nome.

IL SOGGETTO della frase si indica con i pronomi io, tu, egli, ella, noi, voi, essi, esse.
Egli ed ella sono riferiti solo a persona (Marco è mio amico; egli è molto diligente).
Per gli animali e le cose si usano i pronomi: esso, essa (Il cane è un quadrupede; esso è molto fedele all'uomo)

PARTICELLE PRONOMINALI sono detti i pronomi: mi, me, ti, te, si, sè, ci, ce, vi, ve, lo, la, gli, le, li, ne.
Le forme mi, ti, si, ci, vi davanti alle particelle pronominali lo, la, li, le, ne diventano me, le, se, ce, ve.
Le particelle pronominali a volte si uniscono al verbo in modo da formare una sola parola. (Vestire sè = Vestirsi).

I pronomi mi, ti, si, ci, vi hanno due significati:
mi = me e a me (Mi vide = vide me. Mi disse = disse a me).
ti= te e a te
si sè e a sé
ci noi e a noi
vi voi e a voi

I PRONOMI RELATIVI

Il PRONOME RELATIVO o congiuntivo è quella parte variabile del discorso che, oltre a sostituire un nome, congiunge, cioè mette in relazione, due proposizioni.

Il libro è bello - io leggo il libro = Il libro, che leggo, è bello.

I pronomi relativi sono: il quale, la quale, i quali, le quali, che, chi, cui.
CHE serve per tutti i generi e per tutti i numeri e significa: il quale, la quale, i quali, le quali. (L'uomo, che ho visto = che = il quale).
CHI equivale a due pronomi, perchè significa colui che, colui il quale; è perciò un pronome misto, indicativo (colui) e relativo (il quale) (non sarà promosso chi (colui il quale) non studia)
CUI serve per il maschile e per il femminile, per il singolare e per il plurale e significa: del quale, della quale, dei quali, delle quali, al quale, alla quale, ai quali, alle quali. (Conosco lo scolaro cui donasti (= al quale donasti) un libro).

Il pronome cui si usa anche preceduto dalle preposizioni, di, a, da, in, su, per, con, tra, fra (Ho risolto il problema di cui ti avevo parlato).

I DIVERSI SIGNIFICATI DELLA PAROLA CHE

Che è pronome relativo, se è dopo un nome o se è riferito ad un nome ed allora può essere sostituito da: il quale, la quale, i quali, le quali (I libri, che ho letto, sono molto interessanti).

Che è congiunzione, se è dopo un verbo, o dopo un aggettivo o dopo un avverbio e infatti non può essere sostituito da: il quale, la quale, i quali, le quali (Tutti credevano che io fossi partito).

Che è interrogativo, se serve ad esprimere una domanda (Dimmi che strada hai percorso)

AGGETTIVI E PRONOMI - APPROFONDIMENTI

I POSSESSIVI
I possessivi sono quelle parole che determinano il possesso, indicano cioè a chi appartiene la persona, l' animale o la cosa di cui si parla (Io amo i miei genitori: tu ami i tuoi)
I possessivi sono: mio, tuo, suo, nostro, vostro, loro, proprio, altrui.
I possessivi suo, sua, suoi, sue si riferiscono sempre a un possessore solo; loro invece si riferisce a molti possessori (Lo scolaro ha eseguito i suoi compiti - Gli scolari hanno eseguilo i loro compiti).
Sono aggettivi possessivi se accompagnano un nome (Il mio vestito è nuovo. La tua giacca è vecchia)

GLI INDICATIVI
Gli indicativi sono quelle parole che, quasi segnando a dito, determinano la vicinanza o la lontananza delle persone, degli animali o delle cose rispetto a chi parla o a chi ascolta (Dammi quel libro, non questo quaderno).
Gli indicativi sono: questo, codesto, quello, stesso, medesimo; questi, quegli, costui, costei, costoro; colui, colei, coloro; ciò (= questa cosa), lo (= ciò, questa cosa ), ci (= a ciò, a questa cosa).
Questo indica vicinanza a chi parla, codesto indica vicinanza a chi ascolta, quello indica lontananza sia da chi parla, sia da chi ascolta.

Sono aggettivi indicativi se accompagnano un nome (Prendi questo libro e dammi codesta matita).
Sono pronomi indicativi se il nome non c'è (Questo è più bello di quello).

GLI INTERROGATIVI
Gli interrogativi sono quelle parole che introducono un' interrogazione (Chi sei tu? - Dimmi che cosa ti ha risposto).L'interrogazione può essere diretta, ed allora c'è il punto interrogativo, ppure indiretta (Che cosa è accaduto? -Diretta - Vorrei sapere che cosa è accaduto- Indiretta).
Gli interrogativi sono: che?, quale?, chi?, che cosa? Sono aggettivi interrogativi se accompagnano un nome (Che libro hai letto? - Quali città avete visitato?)
Sono pronomi interrogativi se il nome non c'è (Chi c'è alla porta? - Che vuoi?)
Gli interrogativi possono essere usati anche in una frase che contiene una esclamazione. In questo caso potresti anche chiamarli esclamativi (Che (= quale) lezione noiosa!)

GLI INDEFINITI
Gli indefiniti sono quelle parole che esprimono una quantità indeterminata, non precisa, di persone, di animali o di cose.
Gli indefiniti sono: qualcuno, qualche, alcuno; certuno, un certo, un tale, uno; ciascuno, ognuno, ogni;
nessuno, niente, nulla; chiunque, qualunque, qualsiasi; molto, poco, troppo, tanto, quanto, più, meno, parecchio; un altro, l'altro, tutto.

Sono aggettivi indefiniti se accompagnano un nome (Ogni scolaro esegua il suo compito).
Sono pronomi indefiniti se il nome non c'è (Ognuno pensi al proprio lavoro).

Si può considerare come pronome indefinito anche la particella pronominale si, quando fa da soggetto ad un verbo usato in modo impersonale e allora significa qualcuno, qualcuna, alcuni, la gente, ecc. (Si dice che l'ozio è il padre di lutti i vizi- Si nasce, si vive e si muore).

I NUMERALI
I numerali sono quelli che servono ad indicare la quantità determinata, cioè il numero preciso delle persone, degli animali o delle cose.
I numerali possono essere: cardinali, quando indicano una quantità determinata (quattro, ventotto, dieci, ecc.) o ordinali, quando indicano l'ordine o la posizione (quarto, ventottesimo, decimo, ecc.).

Sono aggettivi numerali se accompagnano un nome (Quattro scolari).
Sono pronomi numerali se il nome non c'è (Il quinto non è ancora entrato nell'ambulatorio).

L' aggettivo mezzo è variabile se precede il nome (mezza mela), è invariabile se lo segue (una mela e mezzo) (Sono in ritardo di mezza ora - sono in ritardo di un'ora e mezzo).

Gli aggettivi numerali si scrivono in cifre solo nelle date, negl'indirizzi per indicare il numero della casa, nei calcoli aritmetici. Negli altri casi si scrivono in lettere.
Le parole milione, miliardo, bilione, decina, centinaio, migliaio, ecc. sono nomi, non aggettivi.

Un pronome quindi può essere:
Personale:
1° persona singolare - io, me, mi r
2° persona singolare - tu, te, ti
3° persona singolare - egli, ella, esso, essa, lui, lei, lo, la, gli, le, sè, si, ne
l° persona plurale - noi, ce, ci
2° persona plurale - voi, ve, vi
3° persona plurale essi, esse, loro, li, le, se, si, ne.
Relativo - il quale, la quale, i quali, le quali, che, cui, chi
Possessivo - il mio, il tuo, il suo, il nostro, il vostro, il loro, il proprio, l'altrui.
Indicativo - questi, codesto, quegli, stesso, medesimo, costui, costei, costoro, colui, colei, coloro, ciò, ne, lo, ci.
Interrogativo - chi?, che?, che cosa?, quale?.
Indefinito - qualcuno, alcuno, certuno, un certo, un tale, uno; ciascuno, ognuno; nessuno, niente, nulla; chiunque; molto, poco, troppo, tanto, quanto, più, meno, parecchio; un altro, l'altro, tutto.
Numerale cardinale = uno, due, tre, quattro ...
Numerale ordinale = primo, secondo, terzo, quarto ..

Fare l'analisi grammaticale di un pronome significa dire in ordine se esso è: personale, di l°, di 2° o di 3° persona, relativo, possessivo, indicativo, interrogativo o indefinito; maschile o femminile; singolare o plurale.
(esse = pronome personale di terza persona, femminile, plurale - gli = particella pronominale di terza persona maschile singolare = a lui).

Piccola grammatica italiana
Editrice Aristea Milano
1974

Piccola grammatica italiana 3


IL VERBO

LE PERSONE del verbo sono:
persona singolare: io, tu, egli;
persona plurale: noi, voi, essi.

In ogni verbo vi è una parte che rimane invariata: la radice, e una parte che subisce continui mutamenti, la desinenza. Coniugare un verbo significa mutarne la desinenza in ordine secondo il modo, il tempo, la persona e il numero.

I verbi possono essere:
REGOLARI: si dicono i verbi che formano tutte le loro voci con la medesima radice (lodare);
IRREGOLARI: invece si dicono i verbi che durante la coniugazione, oltre la desinenza, mutano anche la radice (leggere).

LE CONIUGAZIONI

I verbi si raggruppano in tre coniugazioni:
1° coniugazione - infinito presente in are: cantare, lodare, ecc.
2° coniugazione - infinito presente in ere: vedere, vivere, ecc.
3° coniugazione - infinito presente in ire: dormire, sentire, ecc.

I verbi che all'infinito non terminano in are, ere, ire (condurre, trarre, comporre,tradurre, comporre, ecc.), sono della seconda coniugazione.

I verbi essere e avere sono detti ausiliari, perché aiutano (ausilio = aiuto) gli altri verbi a formare i tempi composti. Pur terminando in ere, avere ed essere non appartengono alla seconda coniugazione; hanno una coniugazione propria.

VERBI TRANSITIVI

Il cacciatore uccide la lepre. L'azione di uccidere, compiuta dal cacciatore, non si ferma su di lui, ma passa sulla lepre, che resta uccisa. Il cacciatore, che compie l'azione, è il soggetto del verbo.
La lepre, sulla quale passa l'azione, è l'oggetto del verbo.
I verbi, i quali esprimono un'azione che transita, passa cioè direttamente da colui che la fa (= soggetto) a colui che la riceve (= oggetto), si dicono verbi transitivi.

I verbi transitivi hanno o possono avere un oggetto. L' oggetto può anche non essere espresso; il verbo, però, è sempre transitivo. (Tutti leggevano - Anch' io leggevo un libro).

VERBI INTRANSITIVI

Il cacciatore corre. L'azione di correre, compiuta dal cacciatore, si ferma su di lui, non passa nè può passare su altri. I verbi, i quali esprimono un'azione che non passa sull'oggetto, ma rimane, si esaurisce nel soggetto, si dicono verbi intransitivi.

I verbi intransitivi non hanno nè possono avere un oggetto.
Il verbo transitivo ha tre forme: attiva, passiva, riflessiva.
- Il verbo è transitivo attivo, quando il soggetto compie l'azione. (Il cacciatore uccise una lepre).
- Il verbo è transitivo passivo, quando il soggetto subisce l'azione (Una lepre fu uccisa dal cacciatore).
- Il verbo è transitivo riflessivo, quando il soggetto compie e subisce l'azione (Sfortunatamente il cacciatore si uccise).

IMPERSONALI si dicono quei verbi che non hanno un soggetto determinato, nè espresso, nè sottinteso (pioveva, era nevicato, tuonò, accade, bisogna, importa, ecc.)

Ogni verbo può essere usato in modo impersonale alla 3° persona singolare preceduta dalla particella pronominale indefinita si che significa alcuni, tutti, la gente, ecc. (Si crede, si diceva, si combattè)

I MODI

II verbo ha sette modi: indicativo, congiuntivo, condizionale, imperativo, infinito, participio, gerundio.
Indicativo, congiuntivo, condizionale e imperativo hanno le persone e i numeri; sono modi personali, finiti, chiari, espliciti (andarono (essi); leggiate (voi); verremmo (noi)).
Infinito, participio, gerundio non hanno nè le persone, nè i numeri; sono modi impersonali, indefiniti (= non finiti), meno chiari, impliciti (andando; partito; essere venuto).

I modi del verbo sono le diverse maniere in cui può avvenire un'azione.
L'indicativo è il modo della certezza delle azioni (Luciano cammina).
Il congiuntivo è il modo della possibilità desiderata di un'azione (Io credevo che Luciano camminasse).
Il condizionale è il modo che indica un'azione possibile ad una data condizione (Luciano camminerebbe, se fosse guarito).
L'imperativo è il modo che esprime comando (Cammina, Luciano !).

I TEMPI del verbo sono: il presente, il passato e il futuro.

Nel modo indicativo:
il tempo presente ha una sola forma: io studio;
il tempo passato ha cinque forme:
passato prossimo - io ho studiato;
imperfetto - io studiavo;
trapassato prossimo - io avevo studiato;
passato remoto - io studiai;
trapassato remoto - io ebbi studiato;
il tempo futuro ha due forme:
futuro semplice - io studierò;
futuro anteriore io avrò studiato.

TEMPI SEMPLICI E COMPOSTI

Considera sempre i tempi a coppie, perchè il passato prossimo si forma con un presente (io sono - io sono stato); il trapassato prossimo si forma con un imperfetto (io avevo -io avevo avuto); il trapassato remoto si forma con un passato remoto (io andai - io fui andato); il futuro anteriore si forma con un futuro semplice (io mangerò - io avrò mangiato).

I tempi del verbo si dividono in semplici e composti.
Tempi semplici:
Presente
Imperfetto
Passato remoto
Futuro semplice
Tempi composti:
Passato prossimo
Trapassato prossimo
Trapassato remoto
Futuro anteriore

I TEMPI SEMPLICI sono formati:
nella forma attiva, da una sola parola (ero, ebbi, lavarono);
nella forma passiva, da due parole (verbo ausiliare essere + il participio passato del verbo) (sono lodato, fummo puniti, sia ucciso).

I TEMPI COMPOSTI sono formati:
nella forma attiva, da due parole (verbo ausiliare essere o avere + il participio passato del verbo) (hanno avuto, ebbero studiato, saranno venuti, fossero andati);
nella forma passiva, da tre parole (verbo ausiliare essere + stato + participio passato del verbo) (siamo stati premiati, fossero state scritte, essendo stato trovato).

Nei tempi composti della forma attiva i verbi transitivi usano sempre l'ausiliare avere mentre i verbi intransitivi ed i riflessivi usano di regola l'ausiliare essere.
La mamma lava - La mamma ha lavato;
La mamma si lava - La mamma si è lavata;
Il babbo parte - Il babbo è partito


LA CONIUGAZIONE RIFLESSIVA

La coniugazione riflessiva di un verbo si ottiene accompagnando la voce verbale attiva con le particelle pronominali: mi, ti, si, ci, vi, si. (Io mi vesto; tu ti lavasti; ecc.).

LA CONIUGAZIONE PASSIVA

La coniugazione passiva di un verbo transitivo si ottiene premettendo al participio passato del verbo i tempi semplici e composti del verbo essere.

Nella coniugazione. passiva:
i tempi semplici sono formati da due voci verbali: essere + participio passato (sei lodato; era punito; ecc.);
i tempi composti, invece, hanno tre voci verbali; essere + stato + participio passato (sei stato lodato; era stato punito, ecc.).

Nei tempi semplici in luogo del verbo ausiliare essere si può usare come ausiliare il verbo venire:
I ladri vennero arrestati (= furono arrestati) dai carabinieri.

Fare l'analisi grammaticale di un verbo significa dirne in ordine la coniugazione, il significato, la forma, il modo, il tempo, la persona e il numero.
(avevi letto = voce del verbo leggere della 2° coniugazione, transitivo, attivo, modo indicativo, tempo trapassato prossimo, seconda persona singolare
saremmo venuti = voce del verbo venire della 3° coniugazione, intransitivo, modo condizionale, tempo passato, prima persona plurale)

L'AVVERBIO

L'AVVERBIO è quella parte invariabile del discorso che serve a completare, a precisare o a modificare il significato espresso da un verbo, o da un aggettivo, o da un altro avverbio.

Gli avverbi sono di diverse specie:
di modo o maniera (bene, male, meglio, peggio, caramente, soavemente, altamente, duramente, ecc.);
di tempo (oggi, domani, ieri, tardi, presto, mai, sempre, poi, ora, dopo, prima, subito, ecc.);
di luogo (qui, qua, lì, là, dove, laggiù, lassù, sopra, sotto, dentro, entro, fuori, ecc.);
di quantità (molto, poco, troppo, meno, assai, nulla, più, ecc.);
di affermazione (sì, davvero, certo, certamente, infatti, ecc.);
di negazione (no, non, nemmeno, neppure, ecc.);
di dubbio (forse, chissà, probabilmente, possibilmente, ecc.).

Si dicono locuzioni avverbiali i gruppi di parole che hanno la stessa funzione dell'avverbio (Luigi mangiò in fretta e furia (frettolosamente) - All' improvviso piovve (improvvisamente)).

La maggior parte degli avverbi di modo sono aggettivi qualificativi trasformati in avverbio con la terminazione mente (gentile - gentilmente). Molti avverbi possono avere il comparativo ed il superlativo (Luisa legge più lentamente di Antonella).

LA PREPOSIZIONE

La preposizione è quella parola che serve ad esprimere la relazione, cioè il legame fra due parole.

Le preposizioni si distinguono in semplici e articolate:
Sono preposizioni semplici le nove parolette: di, a, da, in, su, per, con, tra, fra.
Le preposizioni articolate sono quelle formate dall' unione degli articoli determinativi con le preposizioni semplici.

Sono preposizioni improprie: sopra, sotto, prima, dopo, durante, avanti, davanti, innanzi, dietro, dentro, fuori, presso, verso, accanto, lungo, vicino, lontano, oltre, insieme, contro, senza, eccetto, secondo, mediante, nonostante, causa.

LA CONGIUNZIONE

La congiunzione è quella parte invariabile del discorso che serve a congungere, cioè ad unire fra loro, due parole o due frasi.
Le congiunzioni più frequenti sono:
e, neanche, nemmeno, neppure, o, oppure, ossia, ovvero, ma, però, anzi, pure, tuttavia, quindi, dunque, perciò, pertanto, affinchè, acciocchè, perché, poichè, giacché, siccome, quando, finchè, mentre, dopo che, prima che, come, come se, quasi, nel modo, a patto che; sebbene, quantunque, benchè, così ... che; tanto ... che, se, qualora, dato che, perchè, a patto che.

La parola (da non confondersi con la particella pronominale o avverbiale ne) significa e non. È perciò una congiunzione (e) e un avverbio di negazione (non). (Non ho mangiato nè ho voglia di mangiare. Non ho mangiato e non ho voglia di mangiare!)

L'ESCLAMAZIONE

Le parole: Oh, Ah, Uh esprimono gioia, dolore, sorpresa; esse si dicono esclamazioni o interiezioni. L' esclamazione è una parola che serve ad esprimere uno stato del nostro animo, di gioia, di dolore, di sorpresa, di rammarico.

In base alla forma, distinguiamo interiezioni proprie, improprie e locuzioni interiettive.

Le interiezioni proprie sono così denominate per la loro funzione, puramente interiettiva (Ah!, eh!, ehi!, oh, ahimè!, urrà!, ehm..., beh, boh, mah, ahi, ohi, uffa, puah!, ecc.).

Le interiezioni improprie sono parole appartenenti a categorie ben definite all'interno della grammatica, come verbi, aggettivi, avverbi, sostantivi, che in alcuni contesti si prestano a comportarsi come delle interiezioni. (bene!, evviva!, peccato!, accidenti!, ottimo! su!, zitto!, ecc.).

Le locuzioni interiettive sono espressioni composte da due o più parole o, ancora, da frasi aventi un valore di espressione emotiva (mamma mia!, meno male!, porca miseria!, poveri noi!, al riparo!, ecc.).

Piccola grammatica Italiana
Editrice Aristea Milano
1974