C'era


L'agnello belava dolcemente.
L'asino tenero, si rallegrava
in un caldo richiamo.
Il cane latrava,
quasi parlando alle stelle...

Mi destai. Uscii.
Vidi orme celesti nel suolo fiorito
come un cielo capovolto.

Un alito tiepido e dolce
velava il bosco;
la luna andava declinando
in un tramonto d'oro e di seta,
che sembrava un ambito divino...

Il mio petto palpitava,
come se il cuore avesse avuto vino...
Aprii la stalla per vedere se era lì.
C'era!
(Juan Ramon Jmenez)

Chiudipacco di Natale


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Non c'è niente di più triste nel mondo
che svegliarsi il giorno di Natale
e non essere un bambino
(Erma Bombeck)

Alice Della Rocca odiava la scuola di sci


Alice Della Rocca odiava la scuola di sci. Odiava la sveglia alle sette e mezzo del mattino anche nelle vacanze di Natale e suo padre che a colazione la fissava e sotto il tavolo faceva ballare la gamba nervosamente, come a dire su, sbrigati. Odiava la calzamaglia di lana che la pungeva sulle cosce, le moffole che non le lasciavano muovere le dita, il casco che le schiacciava le guance e puntava con il ferro sulla mandibola e poi quegli scarponi, sempre troppo stretti, che la facevano camminare come un gorilla.
«Allora, lo bevi o no questo latte?» la incalzò di nuovo suo padre.
Alice ingurgitò tre dita di latte bollente, che le bruciò prima la lingua, poi l'esofago e lo stomaco. «Bene. E oggi fai vedere chi sei» le disse. E chi sono?, pensò lei.
Poi la spinse fuori, mummificata nella tuta da sci verde, costellata di gagliardetti e delle scritte fluorescenti degli sponsor. A quell'ora faceva meno dieci gradi e il sole era solo un disco un po' più grigio della nebbia che avvolgeva tutto. Alice sentiva il latte turbinare nello stomaco, mentre sprofondava nella neve con gli sci in spalla, che gli sci bisogna portarseli da soli, finché non diventi talmente bravo che qualcuno li porta per te.
«Tieni le code in avanti, che altrimenti ammazzi qualcuno» le disse suo padre.
A fine stagione lo Sci Club ti regalava una spilla con delle stelline in rilievo. Ogni anno una stellina in più, da quando avevi quattro anni ed eri abbastanza alta per infilare tra le gambe il piattello dello skilift, a quando ne compivi nove e il piattello riuscivi ad acchiapparlo da sola. Tre stelle d'argento e poi altre tre d'oro. Ogni anno una spilla per dirti che eri un po' più brava, un po' più vicina alle gare agonistiche che terrorizzavano Alice. Ci pensava già allora, che di stelline ne aveva solo tre.
L'appuntamento era di fronte alla seggiovia alle otto e mezzo in punto, per l'apertura degli impianti. I compagni di Alice erano già lì, a formare una specie di cerchio, tutti uguali come soldatini, imbacuccati nella divisa e rattrappiti dal sonno e dal freddo. Puntavano i bastoncini nella neve e ci si appoggiavano sopra, ancorandoli alle ascelle. Con le braccia a penzoloni sembravano tanti spaventapasseri. Nessuno aveva voglia di parlare, men che meno Alice. Suo padre le diede due colpi troppo forti sul casco, manco volesse piantarla nella neve.
«Stendili tutti. E ricorda: peso in avanti, capito? Pe-so-in-a-van-ti» le disse. Peso in avanti, rispose l'eco nella testa di Alice. Poi lui si allontanò, soffiandosi tra le mani chiuse a coppa, lui che se ne sarebbe presto tornato al calduccio di casa a leggere il giornale. Due passi e la nebbia se lo inghiottì.
Alice lasciò cadere malamente gli sci a terra, che se suo padre l'avesse vista gliele avrebbe suonate lì, davanti a tutti. Prima di infilare gli scarponi negli attacchi, li batté sul fondo con il bastoncino, per far venir giù le zolle di neve appiccicate. Le scappava già un po'. La sentiva spingere sulla vescica, come uno spillo conficcato dentro la pancia. Non ce l'avrebbe fatta nemmeno oggi, ne era sicura.
La solitudine dei numeri primi
(Incipit)

My Christmas corner


Natale è quando provi nostalgia di casa,
anche quando sei a casa
(Anonimo)

Andava a Rogoredo di Enzo Jannacci


Quel che sunt drè a cüntav l'è 'na storia vera
de vün che l'era mai stà bon de dì de no.
E s'eren conussü visin alla Breda
le l'era de Rogored e lü el su no.

(Quello che vi racconto è una storia vera)
(di uno che non ha mai saputo dir di no)
(E s'erano conosciuti vicino alla Breda)
(lei era di Rogoredo e lui non so)

Un dì lü l'avea portada a vedè la fera
la gh'aveva un vestidin color de tra-sü
disse vorrei un kraffen oh... non ho moneta
Pronti, el g'haa dà des chili e l'ha vista pü.

(Un giorno l'aveva portata alla fiera)
(lei aveva un vestitino color del vomito)
(disse vorrei un krapfen oh...non ho moneta)
(Pronti, le ha dato diecimila e non l'ha vista più)

Andava a Rogoredo e cercava i so danée
Girava a Rogoredo el vosava 'me 'n strascée
No, no, no, non mi lasciar
No, no, no, non mi lasciar mai, mai, mai.

(Andava a Rogoredo e cercava i suoi soldi)
(Girava a Rogoredo e gridava come uno straccivendolo)
(No, no, no, non mi lasciar)
(No, no, no, non mi lasciar mai, mai, mai.)

Triste é un mattin d'aprile senza l'amore
lü ghera vegnü in ment de andàa a negà.
Là doe el Navili l'è püsse negher
là doe i barcon poden no ‘rivà;

(Triste è un mattin d'Aprile senza l'amore)
(gli era venuto in mente di andare a annegarsi)
(là dove il Naviglio è più nero)
(là dove i barconi non arrivano)

e l'era bel fermott giammò d'un quart d'ora
e l'era passada anca l'ora de andà a timbrà.
Mi credi che a massass bisogna pensagh sora
Adess voo a toeu i mè des chili, poi si vedrà.

(ed era fermo già da un quarto d'ora)
(ed era anche passato il momento di andare a timbrare)
(Credo che per ammazzarsi bisogna pensarci su)
(Adesso vado a prendere i miei diecimila, poi si vedrà)

Andava a Rogoredo e cercava i so danée
Girava a Rogoredo el vosava 'me 'n strascée
No, no, no, non mi lasciar
No, no, no, non mi lasciar mai, mai, mai.

(Andava a Rogoredo e cercava i suoi soldi)
(Girava a Rogoredo e gridava come uno straccivendolo)
(No, no, no, non mi lasciar)
(No, no, no, non mi lasciar mai, mai, mai.)
Un amore, qualunque amore,
ci rivela nella nostra nudità,
miseria, inermità, nulla
(Cesare Pavese)